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MILVIA ARGENTI

IL DIAVOLO PORTA LE UNGHIE ROSSE - INCIPIT

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CAPITOLO 1

“Ecco che cosa ci manca!” Nonna Ersilia, leccando appena appena sulla punta la mestola di legno, ultimamente almeno un giorno sì e quell’altro pure ripeteva la stessa frase…

battuto“Ecco che cosa ci manca!” Nonna Ersilia, leccando appena appena sulla punta la mestola di legno, ultimamente almeno un giorno sì e quell’altro pure ripeteva la stessa frase: “ci andava il lardo ci andava, e pazienza per la panza di Ruggero che tanto spiomba lo stesso quando mi sale sopra a fare le cose.
Ché poi a trovarlo un omo così, mica tutte ci hanno avuto la fortuna mia! Ruggero è un marito che si spiccia alla svelta, e quando che ha finito, arrivederci e grazie: si leva dai piedi senza tante cerimonie e la pace da quel momento ce l’ho assicurata...”
E a Vittoria che la guardava e rideva, diceva sospirando:
“Eh, figlietta mia cara cara, i giorni passano e la vita si accorta, si logorano i panni e chi li porta. Così recita la canzone e mannaggia se è vero; solo qualche anno fa mi ricordavo pure quanti capelli Ruggero aveva lasciato la mattina sul cuscino e mo’ invece mi scordo di mettere nel sugo la cosa più importante.”
Nonna Ersilia era stata una bella ragazza: zucche prepotenti e sode, la vita fina e un fascio di capelli neri che da strecciati arrivavano fino a sotto le spalle e sembravano una coperta di merletto.
Dopo, si sa quello che tocca alle femmine sposate, cinque gravidanze, i parti in cucina sul marmo del tavolo tagliata e ricucita come la mortadella, le pene quotidiane, la lotta senza quartiere contro la miseria, la guerra, i licenziamenti ricorrenti dell’acciaieria, ed erano rimasti solo due occhiacci neri, furbi e addolorati, una faccia ardita e le calzette di lana pesante...


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